Literature In Los Angeles

MASSIMO

In LITERARY FICTION on February 1, 2013 at 2:38 pm

Storia di Liliana Isella.

Painting by Cindy Moore

And now my bitter hands
cradle broken glass
of what was everything.
Pearl Jam, Black

Il tuo cuore suda schegge di diamanti e una a una addormenta le tue vene, al buio del tuo ultimo respiro.

Il telefono squilla e corro verso la porta – a chiudere a chiave il peggiore dei nostri sacrilegi, a sbarrare il passaggio alla piú irrimediabile delle illusioni, a sprangare l’entrata ad un diavolo che tanto con noi piú nulla ha da spartire.

La segreteria. Un messaggio. Mani tremolanti di una voce socchiusa che gioca a mosca cieca con la tua vita stesa a terra.
Tua madre. No, non puó essere oggi. Che giorno é oggi. Le pulizie. No, non puó arrivare proprio adesso. No no no no.

Corro in cucina.
Sul tavolo c’é il laccio con cui hai legato la tua ora intorno al polso.
“Una siringa sul tavolo” – giá vedo quello che scriveranno i giornali.
L’hai lasciata nel cartone della pizza.
Mi chiedo se la fetta fredda che hai avanzato é quello che mi serve ora.

No, dev’essere nella stanza delle chitarre.
Per entrare ti scavalco come una libellula senz’ali attraversa un fiume senza sponde.
Mi fermo a fissare il computer, quel vetro spento su cui tre anni fá mi insegnasti a usare internet.
Tre ore fá, in quel riflesso mi hai fornito la mappa, la via, il raccordo esatto delle due nostre vite a perdersi per sempre.

Nella fretta di lasciare la fine del tuo regno inciampo sul tuo silenzio.
Cado in ginocchio e nella quiete del tuo costato cerco di soffocare il mio affanno.
Appoggio le mie labbra sul tuo petto – questa volta, solo per assicurarmi che abbia smesso di battere.

Il telefono. Un’altra volta. La segreteria. Tua madre. Ancora lei. Ancora no.

Me ne devo andare – prima che sia troppo tardi.
In questi casi la veritá non é poi cosí importante, se sei l’unica a saperla.
Nessuno sa che sono qui; nessuno sa che é stato il tuo sorriso, a convincermi a maledirti; nessuno sa che sono state le mie mani, a percorrere il sentiero verso la dimora del tuo boia; nessuno sa che é stato il piú fedele dei tuoi amici, a consegnarmi la tua fine.

Le chiavi. Eccole. Finalmente. Te le trovo addosso e d’addosso te le sfilo.
Io, qui a rubare dalle tasche dei tuoi jeans, dentro a cui avrei infilato la mia vita. Non c’é nemmeno piú dolore, quando poi é cosí tanto.

Se mi sbrigo sono ancora in tempo. A uscire da questa malattia, a voltare le spalle all’errore che non c’é modo di pagare, a lavar via la colpa dal favore che a questo amore é costato la tua vita.

Andare. Andare via. Ma andare dove – con gli occhi bendati di gesso, le mani fasciate di sangue, le lacrime incastrate nel rimorso come vipere in rotoli di paglia.

Non mi volto a guardare quello che di te rimane – sul pavimento, a mezz’aria, nell’alto dei cieli.
Ti accendo la televisione, spengo l’ultima luce e, una volta per sempre, pulisco le mie impronte dal tuo ingresso principale.

Le scale corrono in discesa contro una vita che scappa verso l’alto, lontano dal tuo nome che ieri – e oggi piú di ieri – nel mio seno batte ancor piú forte:  “Massimo, in un cielo di diamanti, tu al sole hai detto no.”

Story by Liliana Isella.

Painting by Cindy Moore.

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  1. Meriti i complimenti anche solo x l’aver omaggiato Massimo (addirittura da oltre oceano!),ormai è raro sentirne parlare se non come un nome accostato a Vasco.. il destino bastardo tradisce in modi molto più tristi di quel che meritiamo, comunque well done Lila

  2. Such vivid details producing powerful emotions, thanks for sharing this

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