Literature In Los Angeles

BIANCA

In NO SPEAK ENGLISH on May 5, 2010 at 11:03 am

L’odore del cloro prende alla gola sin dalla strada. Un odore coriaceo, che si ostina sulla pelle molte ore dopo il bagno. Una volta oltrepassata la porta giunge invece il rumore sordo dell’acqua agitata dai corpi e le grida giocose dei bambini tra gli spruzzi. 

Ambiente piastrellato, igenico ed ovattato. Si accorge che quella che lei ha sempre considerato una distrazione – il fatto di dedicare la propria pausa pranzo ad una sana nuotata – non ha in realtà nulla di spaesante rispetto alle giornate passate in ospedale.
Spinge avanti due monetine verso il cassiere, e si avvia verso gli spogliatoi. 

Nascosta in un vicolo del quinto arrondissement, nel cuore del Quartiere Latino, la piscina Pontoise è un gioiellino architettonico degli anni trenta. Sotto un’immensa vetrata si specchia la grande vasca circondata dalle cabine, distribuite su tre piani e separate dal vuoto da una sottile ringhiera in ferro battuto.
I cabiniers accolgono i nuotatori, scelgono per loro una cabina e ne aprono e chiudono la porta.   

Vi si respira un’atmosfera che ricorda quella dei primi bagni romagnoli:  le porte sono di legno azzurro o bianco a seconda del piano, ognuna con un forellino ritagliato proprio all’altezza degli occhi per permettere di afferrarle, essendo prive di maniglia. A Bianca ricordano i film interpretati da Edwige Fenech negli anni del voyeurismo soft; chissà quanti si sono lasciati tentare da una sbirciatina. 

Fa un cenno al cabinier perché le apra la numero 75. Appoggia la borsa, si toglie le scarpe, fa scivolare le calze, sfila lentamente gonna e camicia e li ripone con cura sull’appendino.
Una volta nuda, osserva con occhio critico il proprio corpo:  i piedi con le cipolle che iniziano a dolerle perché porta troppo spesso i tacchi, le unghie senza smalto, i polpacci salienti e la pelle delle coscie che inizia a cedere proprio sopra al ginocchio. 

Il pube, e i suoi riccioli neri. So eighties, direbbe Matthieu, che si rifiuta di farle l’amore se non è perfettamente depilata.
“L’épilation intégrale est une mode héritée des films pornographiques américains. Elle reflète l’influence de la culture américaine sur les mœurs européennes et l’obsession hygiéniste de la société d’aujourd’hui”*, ha letto nel quotidiano Le Monde.
Anni di lotta per la parità e siamo ancora qui, pensa annodando la lunga capigliatura in uno chignon.

Eppure la affascinano queste contraddizioni, sopratutto quelle di Matthieu, che si scandalizza quando lei racconta che in ufficio il suo stipendio è piu’ basso di quello dei suoi coetanei di sesso maschile, che accetta di essere invitato a pranzo senza considerare l’invito un’offesa alla sua virilità, che rivendica alto e forte la condivisione delle fatiche domestiche.
Matthieu è anche molto attento al proprio aspetto fisico, compra creme anti-rughe, sceglie ed abbina con cura i vestiti e si reca regolarmente dall’estetista.
Metrosexuel, direbbero i sociologi. Una volta sotto le coperte, pero’,  scopre un uomo che ama possedere, che le chiede di incarnare le proprie fantasie e preferisce farla sua da dietro. 

Dopo avere indossato il costume,  si volta verso la porta. Incuriosita, si avvicina forellino per guadarvi attraverso, trovandosi alla sua altezza.
Sussulta. Una pupilla in tutto simile alla sua la osserva; pupilla marrone che appena intravista scompare. Con uno scatto  indietreggia, troppo sorpresa per reagire. Afferra poi la porta ma fatica ad aprirla e, una volta fuori nel corridoio, è vuoto. 

Le scappa da ridere. Prende l’asciugamano e si incammina verso la vasca.
Da un’occhiata all’orologio a muro: sono le 12.50. Si fissa mentalmente l’obbiettivo delle 13.35.
45 minuti è la durata minima dello sforzo fisico perché sia produttivo”, le ha insegnato Adrien. Sotto i 45 minuti, tanto vale starsene a casa sdraiata sul divano a sgranocchiare pop corn davanti alla TV.
Bianca si aggiusta gli occhialini sul naso, sistema la cuffia e lancia braccia e testa davanti a se in un tuffo. 

Photo by Alice Sienna

Acqua. Un brivido la percorre mentre si lascia scivolare nel blu.
Quiete dei fondali metropolitani. Le piace nuotare perché il silenzio, unito al ritmo dalla sua respirazione subacquea, schiarisce le idee. 

Dal fondo della vasca ed intravede le sagome di altri corpi che si muovono lenti.
D’estate, quando abbandona la spiaggia per il largo, le piace osservare la superficie da sotto, filtrata dallo specchio mobile del mare.
Muove piano le mani e segue con lo sguardo le scie dei flutti e i riflessi dei raggi di sole, ma presto viene risucchiata a galla. 

Nella sua corsia i nuotatori si inseguono in una danza disarticolata trascinando scie di bollicine, come nuvole perse in un cielo terso.  
Si unisce a loro nuotando a rana, mantendosi a debita distanza dall’uomo che la precede.  
Pensa all’ultima cena con Matthieu, segnata dal tintinnio delle posate sui piatti e dallo sguardo fuggente di lui mentre le parlava del piu’ e del meno.
Era già tardi quando sono arrivati al ristorante; hanno ordinato frutti di mare e c’erano le ostriche ma lei non aveva fame; non aveva fame perché sapeva che lui stava per dirle quella cosa

Ma alla fine lui non ha aperto bocca, se no per quel piu’ e quel meno. Hanno bevuto molto vino bianco ed entrambi non vedevano l’ora di lasciare la tavola.
Lui poi ha finto un mal di testa e si è rifugiato in un taxi. 

Non riuscirà ad ammetterlo.  Scaccia via i pensieri concentrandosi sul nuoto. Deve mantenere il ritmo perché ha scelto la corsia veloce dove di solito si nuota a stile libero, mentre lei si ostina a nuotare a rana. 

Durante la pausa pranzo le altre corsie sono affollate da casalinghe in sovrappeso o pensionati che procedono lenti. Le poche volte in cui si è trovata fra loro ha optato per la tavoletta, lavorando sulle gambe, e anche li’ era troppo veloce. 

Sentendosi raggiunta, accellera il ritmo e cosi fa il battito del suo cuore pressato dallo sforzo. Affonda e solleva la testa dall’acqua soffiando l’aria fuori dai polmoni con energia. Quando gli occhialini le si appannano, si decide a prendere fiato. 

Tornata in cabina si toglie il costume che fa splash a terra. Com’è brutto il rumore dei vestiti bagnati. Appicicaticcio, come l’odore del cloro.
Strofina energicamente il corpo e i capelli con la salvietta. Piegandosi per asciugare i piedi si accorge di aver calpestato un foglietto di carta e lo afferra con la punta delle dita.
E’ inumidito e l’inchiosto è sbavato, ma si riesce ancora a leggerne il contenuto.
“Je vous ai vue, vous êtes belle. Vous m’avez vu aussi et vous avez aimé. Appelez-moi.” **
Segue un numero di telefono. Lettere e numeri si ritagliano sulla carta  con eleganza, sottili ed affusolati, quasi a tradire l’abitudine dei legami epistolari.
Sorride. 

Bianca si avvia verso l’uscita. Fuori c’è il sole e soffia un venticello frizzante che ricorda l’inverno.
Si lascia sorprendere da uno starnuto e le torna in mente quel proverbio carico di saggezza popolare:“Avril, ne te découvre pas d’un fil.”***

Story by Alice Sienna

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* La depilazione integrale e’ una moda ereditata dai film pornografici americani. Riflette l’influenza dei costumi americani sulla cultura europea e l’ossessione per l’igene nella societa’ del giorno d’oggi.

** Ti ho vista, sei bella. Mi hai visto anche tu e so che ti ha fatto piacere. Chiamami.

*** Aprile, non ti scoprire piu’ di un filo.
Il proverbio vuole intendere che ad Aprile la bella stagione puo’ ancora alternarsi con le piogge; in questo caso, oltre a riferirsi allo starnuto della protagonista Bianca, si riferisce ironicamente anche al suo togliersi i vestiti nella cabina della piscina.

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